Abbiamo bisogno di altri Manning e Snowden in Cina, in Russia, dappertutto.

La libertà sulla nuvola

Tutti ricordiamo il volto sorridente di Barack Obama mentre pronunciava lo slogan della sua prima campagna elettorale: Yes, we can! Sì, possiamo. Possiamo sbarazzarci del cinismo dell’era Bush e portare benessere e giustizia agli americani. Ma oggi che gli Stati Uniti insistono con le operazioni segrete e spiano i loro alleati, possiamo immaginare la gente che urla a Obama: “Come puoi usare i droni per uccidere? Come puoi spiare i tuoi alleati?”. E Obama che mormora con un sorriso cattivo: “Yes, we can”.

Una visione così semplicistica, però, non coglie il punto. L’ex collaboratore della National security agency, Edward Snowden, va difeso non solo perché le sue denunce hanno messo in imbarazzo il governo statunitense, ma anche perché ha rivelato che molti paesi – Francia, Russia, Germania, Israele – si comportano come Washington. In realtà da Snowden (e da Chelsea Manning) non abbiamo saputo niente che non dessimo già per scontato. Ma avere dati concreti è diverso. E i dettagli svelati da Snowden ci offrono una panoramica sul restringimento in tutto il mondo di quello che Immanuel Kant chiamava “l’uso pubblico della ragione”. Nel saggio Che cos’è l’illuminismo? Kant contrappone l’uso “pubblico” e “privato” della ragione.

Per Kant, “privato” è l’ordine comunitario-istituzionale nel quale siamo inseriti (il nostro stato, la nostra nazione), mentre “pubblico” è l’universalità transnazionale dell’esercizio della ragione: “Il pubblico uso della propria ragione dev’essere sempre libero, ed esso solo può portare l’illuminismo tra gli uomini. L’uso privato della propria ragione, invece, può assai di frequente subire strette limitazioni senza che il progresso dell’illuminismo venga particolarmente ostacolato. Per uso pubblico della propria ragione intendo l’uso che una persona ne fa, come studioso, davanti all’intero pubblico dei lettori. Chiamo invece uso privato quello che a un uomo è lecito farne in un determinato ufficio o funzione civile di cui egli è investito”.

Si vede dove Kant si allontana dal nostro senso comune liberale: la sfera dello stato è “privata”, limitata da interessi particolari, mentre gli individui che riflettono su questioni generali usano la ragione in modo “pubblico”. Questa distinzione kantiana è significativa ora che internet e altri nuovi mezzi di comunicazione sono divisi tra il loro libero uso “pubblico” e il crescente controllo “privato”. Nella nostra epoca di cloud computing non abbiamo bisogno di computer potenti. I dati e le informazioni sono forniti a richiesta e, con i loro browser, gli utenti accedono a strumenti o applicazioni che si trovano in rete, come se fossero programmi installati sul loro computer. Ma questo mondo meraviglioso è solo una parte della storia.

Gli utenti accedono a programmi e documenti che sono conservati a distanza in locali climatizzati con migliaia di server. Per poter gestire una “nuvola” dev’esserci un sistema che ne controlli le funzioni, e questo sistema è nascosto agli utenti. Una volta scelta la strada dei segreti di stato, prima o poi raggiungiamo il punto fatale in cui le stesse norme giuridiche che definiscono ciò che è segreto diventano segrete. Una legge segreta, sconosciuta ai suoi soggetti, legittima il dispotismo arbitrario di chi la applica. Inoltre, quello che rende pericoloso il controllo totale della nostra vita non è la perdita della privacy a favore del Grande fratello.

Non esistono servizi d’intelligence in grado di esercitare un controllo di questo tipo, perché il volume dei dati è eccessivo. Nonostante i programmi avanzati per individuare messaggi sospetti, i computer che registrano miliardi di dati non hanno la capacità d’interpretarli correttamente e provocano errori ridicoli, come quando degli innocenti vengono scambiati per potenziali terroristi. Si racconta che una volta William Randolph Hearst, il magnate della stampa, chiese al direttore di uno dei suoi giornali perché non voleva andare in vacanza. Il direttore rispose: “Ho paura che senza di me si scateni il caos, ma ho ancora più paura che tutto fili liscio, e questo dimostrerebbe che non sono necessario”.

Così noi dovremmo temere che i servizi d’intelligence sappiano tutto e ancora di più che i loro sforzi falliscano. Per questo le talpe hanno un ruolo fondamentale nel tenere desta la ragione “pubblica”: non solo denunciano alle autorità pubbliche le pratiche illegali di banche, multinazionali del tabacco e aziende petrolifere. Ma denunciano le stesse autorità pubbliche quando praticano “l’uso privato della ragione”. Abbiamo bisogno di altri Manning e Snowden in Cina, in Russia, dappertutto.

Ci sono paesi più oppressivi degli Stati Uniti. Grazie alla loro superiorità tecnologica, gli Stati Uniti non hanno bisogno di ricorrere a metodi apertamente brutali (ma sono disposti a farlo se è necessario). In questo senso sono più pericolosi della Cina, perché le loro misure di controllo non sono percepite come tali. Non basta mettere uno stato contro l’altro. Serve una rete internazionale che tuteli gli informatori e diffonda il loro messaggio. Le talpe sono i nostri eroi perché dimostrano che, se quelli al potere possono farlo, possiamo farlo anche noi.

(Traduzione di Maria Giuseppina Cavallo)

Internazionale, numero 1016, 6 settembre 2013

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